E’ Domenica (19-07-2026) – 16a domenica del tempo ordinario – anno a

COMMENTO AL VANGELO – XVI DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

Nella XVI domenica del tempo ordinario, è la giustizia il filo conduttore dei vari brani che la liturgia ci propone. Già la prima lettura, infatti, tratta dal libro della Sapienza, ci ricorda come Dio giudichi con mitezza ed indulgenza, ma allo stesso tempo con fermezza, concedendo il perdono a chi si pente dei propri peccati. Ciò esprime bene la pazienza con cui il Signore ci attende, nonostante i nostri inciampi. La stessa pazienza viene richiesta ai servi della parabola del grano e della zizzania, narrata nel Vangelo secondo Matteo. I servi, vedendo la presenza della zizzania, vorrebbero estirparla per far germogliare soltanto il grano, ma il padrone di casa intima loro di aspettare il tempo del raccolto; altrimenti, infatti, si rischia di sradicare anche il grano. Allo stesso modo in cui il padrone attende il tempo della mietitura, così Dio è paziente nei nostri confronti e dà a tutti la possibilità di convertirsi da zizzania a grano. In ognuno di noi, a ben vedere, coesistono grano e zizzania ed è per questo che Dio ci dà il tempo di rafforzare sempre più la nostra fede, anche passando attraverso momenti di errore e di tentazione, che possono essere occasione di maturazione interiore.
La giustizia divina, pertanto, non è punitiva, ma si basa sulla fiducia che il Signore ripone in noi uomini, attendendo con grande pazienza e misericordia il nostro pentimento. Come il padre misericordioso della parabola del figliol prodigo, Dio attende il nostro ritorno quando ci allontaniamo da Lui e fa festa quando questo avviene. Il Signore è un giudice mite, ci lascia liberi nella scelta e desidera per l’uomo, sua creatura, nient’altro che il massimo bene.

AVVISI

Domenica 19 – alle 10,30 a Montigiano messa di ringraziamento.
Lunedì 20– Alle 21 riunione del centro ’ti ascolto’.
Alle 21 al Don Bosco riunione dei genitori per il campo unitario.
Alle 21.15 a Pieve a Elici Cinema nei paesi.
Martedì 21– a Massarosa in canonica alle 21 incontro sulla parola di Dio della domenica.
Mercoledì 22 – alle 21 agli Sterpeti Festa Grest (vedi locandina).
Alle 21.15 a Bozzano Cinema nei paesi.
Giovedì 23– alle 21 nelle sale parrocchiali di Quiesa incontro sulla parola di Dio della domenica.
Alle 21 al Bertacca da Maria Agnese incontro sulla parola di Dio della domenica.
A Massarosa nell’orto della canonica pizzata per il campo unitario.
Alle 21 in chiesa a Pieve a Elici concerto.
Venerdì 24 – alle 21 a Pieve a Elici, secondo appuntamento della XIX edizione di Ritrovare la Bellezza.
Sabato 25 – alle 18 a Quiesa s. Messa e festa del gruppo Fratres.
Lunedì 27 luglio – Suor Claudine parte per la Repubblica Democratica del Congo per stare un mese in famiglia. La salutiamo e chi vuole farle un pensiero lo dia ai preti o direttamente a lei.

2026 19 luglio – clicca sopra per leggere il foglietto della domenicca nel formato pdf

One Reply to “E’ Domenica (19-07-2026) – 16a domenica del tempo ordinario – anno a”

  1. Mary Coppolecchia

    XVI Domenica t.o. anno A

    Le letture di questa domenica ci presentano le difficoltà della vita che un cristiano può affrontare con l’aiuto del Signore o risolvere con le scorciatoie che spesso non vengono da Dio ma dall’iniquità e dal male. Tuttavia in ogni situazione il Signore ci promette il perdono, se sapremo rivolgerci a lui con docilità, affetto, umiltà. Il giudizio di Dio rimane sul nostro operato, ma solo alla fine dei tempi il male sarà separato dal bene.

    La prima lettura dal libro della Sapienza riporta la riflessione che il popolo rivolge al Dio giusto che ha punito gli abomini, i cannibalismi, le magie di cui erano accusati i Cananei, ma la Sua bontà spinge alla conversione.
    Scritto in lingua greca, Sapienza appartiene al gruppo dei libri cosiddetti “ deuterocanonici”, quelli cioè che non si trovano tra i libri sacri degli ebrei ma solo nel canone nella tradizione cristiana. È stato attribuito erroneamente a Salomone vissuto nel VI^ secolo a.c. e mai nominato nel testo, ma è stato scritto probabilmente da un giudeo di Alessandria d’Egitto, intorno al I ^ secolo avanti Cristo.
    Nel brano che oggi proclamiamo viene più volte ripresa la bontà e l’indulgenza del Dio potente che ha giustamente punito le iniquità del popolo, ma insegna agli uomini che lo sanno ascoltare, che non è con la forza che Dio opera, ma con la giustizia e il perdono. Troveremo un richiamo diretto nel Vangelo, quando il giudizio finale separerà i giusti dai malvagi, ma tutti avranno avuto il tempo e l’opportunità di pentirsi e avvicinarsi a Dio.

    La seconda lettura è l’epilogo del capitolo 8 della lettera ai Romani. San Paolo ci conforta perché lui per primo ha riconosciuto la sua debolezza e dunque, nonostante le nostre fragilità, ci incoraggia a perseverare nella preghiera, cioè nel dialogo intimo con il Signore.
    Dio Padre conosce i nostri bisogni prima ancora che giungano alle nostre labbra, ma il suo Spirito, che è stato riversato abbondantemente nei nostri cuori, sarà il nostro consigliere e ci suggerirà la preghiera più giusta. Gesù ha detto “ il vostro parlare sia “Si ..si ..no..no” il resto viene dal maligno” …dunque, nutriti dalla Parola e dall’Eucarestia, disponiamoci all’ascolto, al silenzio e preghiamo con le parole che sgorgano dal nostro cuore e che sono di intercessione, di delusione, di rabbia, di ringraziamento, di supplica o semplicemente di contemplazione: quello che lo Spirito ci ispira.

    Il Vangelo di Matteo di questa domenica, prosegue la narrazione di Gesù dedicata alle parabole, iniziata domenica scorsa. Quelle tre che oggi proclamiamo nella versione completa (zizzania, granello di senape, lievito) fanno parte del primo gruppo, quello dedicato alle folle ed iniziano tutte allo stesso modo” Un’altra parabola propose loro”; le altre tre (tesoro, perla, rete) sono rivolte solo ai discepoli e sono prive di ogni formula introduttiva.Tutte e sei sono chiamate parabole “ del Regno “. Però dalle parole di Gesù si capisce che c’è una distinzione tra il Regno dei cieli, che è il Regno del Padre e il Regno di Gesù, che coincide con la sua presenza fisica sulla terra e poi con la Chiesa.
    La parabola della zizzania ci racconta il mistero della convivenza nel regno dei cieli di buoni e di cattivi. Gesù stesso quando la spiega insiste con i suoi uditori, “ figli del regno” sulla necessità di sopportare con pazienza la presenza e la coesistenza con i “figli del maligno”. Al tempo stesso il Signore preannuncia quello che avverrà alla fine e proprio in questo passaggio si coglie la distinzione dei due Regni.
    Infatti, dice Gesù, il Figlio dell’uomo manderà i suoi angeli a radunare “ dal suo regno” tutti gli scandali, cioè a purificare la Chiesa da tutti gli operatori di iniquità, dissolutezza, violenza, idolatria. Il Signore Gesù ci sta dicendo ora che il “ i figli delle tenebre “ vivono nelle nostre comunità, in mezzo a noi che siamo la Chiesa …ma il male che vediamo intorno a noi, non si può estinguere ora, bisogna aspettare il Tempo di Dio, questo ci dice Gesù, quando ci sarà la separazione tra i “giusti” che saranno i “ benedetti del Padre” e i reprobi, i “ maledetti” : gli uni avranno la salvezza, gli altri il dolore eterno …e i giusti risplenderanno come il sole nel regno del Padre.
    In tutto questo dove si colloca la salvezza promessa a tutti, cosa possiamo e dobbiamo fare in questo tempo che viviamo?
    Ce lo ha detto la prima lettura: il Dio potente, che punisce il reprobo e il peccatore, “giudica con mitezza”, “governa con molta indulgenza”, e ha dato ai suoi figli, dopo il peccato, la possibilità del pentimento.
    Ciascuno di noi quindi si deve sforzare di vivere secondo gli insegnamenti che Gesù ha lasciato alla madre Chiesa, consapevoli che male e bene vivono dentro di noi…dobbiamo chiedere perdono prima di tutto per i nostri peccati e comunitariamente per quelli di tutti gli altri.
    Se ciascuno di noi vive in grazia di Dio, se ci riconosciamo gli uni gli altri fratelli e sorelle nel Signore e ci impegniamo nella vita civile e sociale per far crescere il “seme buono”, allora sperimentiamo già quaggiù il regno di Dio. Ce lo dice San Paolo “Fate tutto senza mormorazioni e senza critiche, perché siate irreprensibili e semplici, figli di Dio immacolati in mezzo a una generazione perversa e degenere, nella quale dovete splendere come astri nel mondo.”

    Con la parabola del granello di senape, il Signore vuole spiegare il mistero della piccolezza e grandezza del regno dei cieli che può apparire, per i suoi umili inizi, piccolo come un chicco, ma è destinato a crescere tanto da accogliere in sé tutti i popoli della terra, come l’albero che accoglie i nidi sui suoi rami.

    Infine la parabola del lievito, ci vuole spiegare la forza che può avere il regno dei cieli, che è nascosto, invisibile ad occhio nudo ma farà lievitare e maturare la rivelazione divina , lo stupendo disegno di Dio che è rivolto a tutti. Un po’ di lievito fa crescere e fermentare l’impasto, così la predicazione del regno a un piccolo gruppo di discepoli, ha raggiunto popoli e nazioni, dopo duemila anni di storia, e continua nella sua corsa verso il Padre, guidata dallo Spirito, per opera della Chiesa.

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