COMMENTO AL VANGELO – II DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO
Nonostante con la festa del Battesimo di Gesù si sia concluso il tempo di Natale, il brano del Vangelo di oggi, secondo Giovanni, è la continuazione di quanto narrato in quello di domenica scorsa. Anche in questo caso, infatti, il protagonista è Giovanni il Battista.
La lettura, tramite la figura di Giovanni, ci mostra qual è la testimonianza del vero cristiano. Egli, infatti, all’inizio del suo discorso, riconosce come Gesù sia “l’agnello di Dio che toglie il peccato del mondo”. L’agnello, cioè colui che umilmente si fa servo degli altri, di noi tutti, per liberarci dal male e portare nel mondo la salvezza attraverso il suo sacrificio sulla croce e la sua risurrezione. A quell’“ecco” iniziale, che indica la comprensione da parte del Battista di chi sia davvero Gesù, si contrappone l’espressione “io non lo conoscevo”, ripetuta più volte nel brano. Questa contrapposizione sintetizza il discernimento compiuto da Giovanni, tramite cui egli comprende la reale natura di Cristo, che è il Salvatore e il Figlio di Dio; in questo senso, pertanto, Giovanni inizia a conoscere davvero Gesù.
Avendo, quindi, riconosciuto la grandezza di Gesù, Giovanni si fa subito suo attivo testimone, indicando a tutti il Figlio di Dio e l’opera che costui è venuto a compiere sulla terra, nonché le parole che Dio ha detto durante il battesimo del Signore. È, dunque, il modello che noi cristiani dobbiamo prendere come riferimento. Per testimoniare agli altri la nostra fede, infatti, dobbiamo fare come il Battista: ascoltare la Parola di Dio, meditarla e lasciare che agisca in noi, determinando le nostre scelte quotidiane, per orientarle verso il messaggio di amore portato da Gesù che è destinato a tutta l’umanità.
Riportiamo un articolo del giornalino Incontro di Natale
La meditazione sulle scritture della domenica: alleniamoci con la Lectio divina
La frase di S. Girolamo “L’ ignoranza delle scritture è ignoranza di Cristo” sottolinea che la conoscenza della Bibbia è fondamentale per comprendere Gesù, poiché le scritture sono la parola di Dio e la sua rivelazione.
San Girolamo, traduttore della Bibbia e dottore della Chiesa, sosteneva che, studiando le Scritture, si comprende la potenza e la sapienza di Dio incarnate in Cristo, riferendosi al Vangelo di Matteo «Cercate e troverete» (Mt 7) «Voi vi ingannate, non conoscendo né le Scritture, né la potenza di Dio» (Mt 22,29), e ancora “Dio nessuno l’ha mai visto: proprio il Figlio unigenito, che è nel seno del Padre, lui lo ha rivelato”( Giovanni 1,18).
Nel mio cammino spirituale fin dagli anni dell’Azione cattolica ho incontrato sacerdoti illuminati e padri della fede, Don Giovanni Galli, Don Sirio Politi, Don Primo Chicchi, Don Giuseppe Bellia che sono stati testimoni dell’amore verso Gesù e verso le Scritture nelle quali è possibile conoscerlo, ascoltarlo, discernere sotto la guida dello Spirito Santo le scelte importanti della nostra vita di cristiani e cittadini del mondo.
Fin dagli anni 90, sotto la guida sapiente di D. Bellia, biblista e teologo, con diverse famiglie della diocesi abbiamo cominciato a santificare il giorno del Signore preparandoci alle letture della domenica ad una “scuola“ di fraternità, nella quale il sacerdote ci forniva gli strumenti necessari per conoscere e comprendere le Scritture, sempre iniziando e finendo i nostri incontri con l’invocazione allo Spirito Santo e il ringraziamento.
Così in tanti anni di frequentazione settimanale con Don Giuseppe abbiamo imparato i primi rudimentali vocaboli del greco antico per poter leggere i Vangeli nella loro scrittura originale, confrontandola con la Vulgata, la Bibbia tradotta in latino da S. Girolamo, e facendo uso delle Concordanze, cioè di tutte le parole
di Gesù o degli evangelisti che sono richiamate nel Vecchio e Nuovo Testamento, per capire il contesto
della scrittura e la profondità di significati che si aprivano alla nostra comprensione.
In questi anni ho sempre di più apprezzato lo sforzo della comunità a leggere la Parola di Dio con fedeltà settimanale, nelle famiglie e nelle parrocchie della nostra Unità Pastorale: a Massarosa, Gualdo, Quiesa.
Nel mio piccolo, avendo difficoltà ad uscire la sera, mi ritaglio un tempo durante la settimana per meditare le letture della domenica e scoprire così le meraviglie che la Parola di Dio ci propone, ascoltando e imparando da Gesù quale insegnamento ci vuole consegnare con la sua Parola, che la madre chiesa ci fa leggere e proclamare nell’Eucarestia domenicale.
In tanti anni ho imparato un metodo per riflettere sulle Sacre Scritture – o Lectio Divina – che si compone di tre livelli di lettura:
1- Un livello storico letterale.
2- Un livello cristologico.
3- Un livello spirituale, di contemplazione e preghiera.
In poche parole vediamo cosa significano questi tre momenti.
1- Le letture del vecchio e nuovo testamento si riferiscono ad un tempo storico e ad un autore (a volte diversi autori, profeti, evangelisti) quindi per prima cosa si cercano notizie del brano, possibilmente leggendo i versetti o capitoli che lo precedono e lo seguono, per conoscere il filo del discorso e capire a quale momento ci si riferisce, se si parla della Storia di Israele nei libri storici, sapienziali, profetici o se si parla della vita pubblica di Gesù nei quattro evangeli oppure delle lettere di San Paolo e degli apostoli.
2- Ascoltando cosa dice Gesù ai discepoli di Emmaus “…cominciando da Mosè e da tutti i profeti spiegò loro in tutte le Scritture ciò che si riferiva a lui” (Luca 24, 27), in questo secondo livello ci sforziamo di trovare il riferimento a Gesù, annunciato nel Vecchio testamento, che ci parla direttamente nei Vangeli e poi nelle testimonianze degli apostoli, che hanno fondato le prime comunità cristiane dopo la sua resurrezione.
Iniziando la meditazione del Vangelo, dopo aver cercato nelle altre due letture il riferimento a Lui, è possibile fare i collegamenti, scoprire su quali sentieri Gesù ci vuole condurre per conoscerlo, quali insegnamenti ci indica e come ci vuole avvicinare con il cuore e con lo Spirito allo scrigno della sua Verità.
Poiché la Scrittura è detta per noi oggi, a questo punto possiamo capire come leggere i fatti della vita e del mondo alla luce di questa parola che ci aiuta a discernere quello che è giusto o sbagliato, buono o disdicevole, vero o menzognero… insomma i sacerdoti hanno questo carisma che il Sacramento ha loro conferito: leggere la Parola e poi calarla nella vita reale della comunità.
3- È questo il momento di contemplazione e di preghiera per quello che abbiamo conosciuto e capito ed è personale, non si può condividere, ognuno di noi può comprendere le parole del salmo “ Gustate e vedete com’è buono il Signore” e affidarsi a ciò che lo Spirito suscita nel nostro cuore.
La lettura della Parola di Dio ci rivela a poco a poco il mistero del Padre che ci parla attraverso il Figlio e ci illumina con la sapienza dello Spirito. Per questo mi sento pacificata nello studio e nell’ ascolto delle sacre scritture, per incontrare la domenica questa formidabile Trinità nella Parola, nell’Eucarestia e nella comunità.
Mary Coppolecchia
AVVISI
Lunedì 19 – alle 21 a Massarosa Centro ‘ti ascolto’.
Martedì 20 -alle 21 in canonica incontro sulla Parola di Dio della domenica.
Alle 21 a Bozzano Comitato Padre Damiano.
Mercoledì 21 – Dalle 17 alle 20,30 a Bozzano oratorio medie e dopoCresima.
Giovedì 22– Alle 21 nelle sale parrocchiali di Quiesa incontro sulla Parola di Dio della Domenica.
Venerdì 23 – alle 21 a Massarosa gruppo Fidanzati.
Sabato 24 -alle 9 in canonica a Massarosa incontro del gruppo Ministri degli infermi
Al mercatino del centro ti ascolto raccogliamo coperte e sacchi a pelo per i senzatetto. Siamo aperti il lunedì e il venerdì delle 16 alle 18. Grazie.
2026 18 gennaio – clicca sopra per leggere il foglietto della domenica nel formato pdf
II Domenica t.o. Anno A
Dopo l’Avvento e il tempo di Natale la Chiesa riprende l’ annuncio della Parola di Dio nel tempo cosiddetto “ordinario”che si sospenderà con la prima domenica di Quaresima.
In ogni anno liturgico vengono proposte le scritture che ci raccontano la vita di Gesù, i suoi insegnamenti, la sua predicazione pubblica svolta con gli apostoli nelle varie provincie della Palestina :Giudea, Galilea, Samaria, Cesarea.
Il racconto degli evangelisti si innesta nelle letture del vecchio testamento e nelle lettere paroline o apostoliche del nuovo testamento: entrambe fanno da profezia e coronamento a quanto il Signore Gesù testimonia nella sua vita trascorsa tra gli uomini e le donne del suo tempo.
Il profeta Isaia, in continuità con il capitolo di domenica scorsa ci parla di questo personaggio misterioso, il Servo di Jawhé , eletto dal Signore fin dal seno materno, per compiere la sua missione. In questo brano inizia un colloquio tra Dio e il Servo e al versetto 4 ,che qui non si legge, il Servo si sente incapace e fallimentare, nessuno lo scolta, però in coscienza si affiderà completamente al Signore, sarà Lui a condurlo e a consigliarlo. La sfiducia per l’ insuccesso è superata da un atto di fede immenso.Il Servo può contare sull’appoggio divino ed è cosciente che non dipende da lui la realizzazione dell’opera ma attende da Dio la riuscita finale. Nei Vangeli di Luca e Matteo si incontra il riferimento a questo brano quando si parla di “servi inutili”, cioè quello che si compie non si fa per la nostra gratificazione e per il nostro successo ma tutto si compie per la gloria di Dio.
E proprio il Signore affida al Servo una missione grande: non basta che raduni tutti gli ebrei ( le tribù di Giacobbe) e i superstiti di Israele, cioè tutti gli altri popoli lontani.
Il Servo diverrà luce per tutte le nazioni per annunciare la salvezza fino alle estremità della terra.
Se leggiamo queste parole riferite a Gesù, vediamo la stretta relazione con il Vangelo nel quale vi è la manifestazione del Figlio di Dio venuto a compiere l’opera del Padre.
Nella seconda lettura San Paolo invia la lettera alla comunità di Corinto iniziando con questo saluto: “Io sono l’apostolo di Gesù Cristo per volontà di Dio”….
Da queste parole possiamo capire quanto Paolo si senta eletto da Dio per compiere la missione di predicare Gesù morto e risorto a tutte le genti.Egli si rivolge alla comunità assieme al suo collaboratore Sostene, co-firmatario della lettera, e saluta con infinito affetto i Corinzi perché dice che anch’essi sono “ santi per chiamata”….
Oggi la Chiesa con questo breve brano ci fa riflettere su due grandi misteri: Dio ci chiama , ha un progetto su di noi e mentre ci chiama ci fa santi, cioè santifica le nostre vite, ci rende capaci di partecipare nel nostro tempo alla realizzazione del Regno di Dio che è già qui.
Il Vangelo di Giovanni ci racconta il battesimo di Gesù che già abbiamo letto domenica scorsa nella versione di Matteo.
L’evangelista mette in evidenza la figura del Battista che all’inizio indica Gesù chiamandolo “Agnello di Dio “ cioè non più l’animale sacrificale che è simbolo della Pasqua ebraica ma il nuovo Agnello che Dio sacrifica per “togliere il peccato dal mondo”.Giovanni predicava un battesimo di conversione ma abbiamo già visto nel racconto di Matteo che Gesù entra, si immerge nelle acque del Giordano per prendere su di sé ogni colpa, vergogna, disobbedienza, debolezza umana … Giovanni è testimone che questo rabbi ebreo che viene da lui non è come tutti gli altri poiché vede il cielo che si apre e lo Spirito sotto forma di colomba che si posa su di Lui e su di Lui rimane.
Giovanni , il più grande profeta nato tra i figli di donna sa che deve preparare le strade al Cristo, non lo conosce ma nel deserto dove viveva ha fatto esperienza di Dio che gli ha parlato e gli ha rivelato il segno, la manifestazione dello Spirito Santo. Per questo afferma “io ho visto e ho testimoniato che questi è il Figlio di Dio”.
La profezia di Isaia, il servo che porterà luce e salvezza a tutte le nazioni, si realizza in questo uomo che oggi inizia la sua vita pubblica proprio accogliendo il peccato su di sé, sapendo che solo la morte potrà sconfiggerlo per sempre e procurarci la salvezza .
Ecco perché diciamo “come nel battesimo siamo uniti alla morte di Gesù ,così con la morte siamo uniti alla Sua resurrezione “.
Il ministero pubblico di Gesù, l’Emmanuele, cioè il Dio con noi, comincia con questo atto di umiltà estrema e di obbedienza al Padre.Lui si fa peccato per distruggere il peccato di tutti noi.