COMMENTO AL VANGELO – XV DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO
Nella XV Domenica del Tempo Ordinario, il brano del Vangelo secondo Luca ci narra la famosa parabola del buon Samaritano. Come, però, ci mette in guardia la liturgia odierna, è molto più importante la sua applicazione pratica e vissuta, piuttosto che una sua conoscenza soltanto a parole. Il dottore della Legge che mette alla prova Gesù conosce a menadito la Scrittura, che era stata ormai ridotta ad una mera sequenza di precetti da rispettare, senza badare al “cuore” della Parola. Egli vorrebbe addirittura una definizione di chi sia il nostro prossimo. Ecco che allora Gesù narra la famosa parabola, per portare alla risposta il dottore della Legge.
L’uomo assalito dai briganti, lasciato in fin di vita sul ciglio della strada, non viene degnato di attenzione dal sacerdote e dal levita, due delle categorie più in vista della società dell’epoca. Pur essendo uomini di Dio, che celebrano i riti prescritti dalla Legge, il loro cuore non è aperto al prossimo. Hanno separato nettamente Dio dall’uomo. Il Samaritano, invece, discriminato ed emarginato dagli Ebrei, subito soccorre il malcapitato, spinto dall’impeto irrefrenabile della compassione. Il gesto concreto del Samaritano, che tanto si distanzia dall’indifferenza del sacerdote e del levita, è la vera applicazione della Parola di Dio ed è l’esempio migliore del “farsi prossimo” con chi incontriamo. Il Samaritano, nella cui figura possiamo vedere anche quella di Gesù che si prende cura di noi quando siamo nella sofferenza, non ragiona per categorie e non separa Dio dalla vita quotidiana. La Scrittura, infatti, è una “parola molto vicina a te, è nella tua bocca e nel tuo cuore, perché tu la metta in pratica”, come ci ricorda la prima lettura di questa domenica, dal libro del Deuteronomio.
AVVISI
Martedì 15 luglio – alle 21 in canonica a Massarosa, incontro sulla Parola di Dio della domenica.
Mercoledì 16 – a Quiesa alle 21 Consiglio Pastorale Parrocchiale.
Giovedì17 – a Massarosa nell’orto del prete alle 19 porta e condividi dei ragazzi e genitori che hanno terminato la 4a elementare.
alle 21 a Quiesa nelle sale parrocchiali incontro sulla Parola di Dio della domenica.
Venerdì 18 – a Bozzano al tendone dei Fratres, cena per i Campanari, barellieri, pulizie ecc… organizzata dalla Compagnia.
Sabato 19 – dalle 9 alle 10 in canonica a Massarosa incontro del gruppo dei ministri degli infermi.
Domenica 20 – a Massarosa in Piazza del Mercato spettacolo di Nomadelfia (vedi locandina a lato).
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Da domenica 6 luglio a domenica 7 settembre compresa, non ci sono le messe delle ore 11 a Massarosa e Bozzano.
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2025 13 luglio- clicca sopra per leggere il foglietto della domenica
XV domenica Tempo Ordinario anno c
Le letture di questa domenica ci incoraggiano a scoprire con quanto e quale amore Dio si manifesta e ci parla nelle prime due letture, visto che la parabola riportata nel Vangelo è conosciuta e dal significato chiaro e scontato.Eppure ogni volta che ci avviciniamo alle scritture se crediamo che sono scritte da uomini ma ispirate dallo Spirito Santo, si aprono significati diversi e profondi perché la Parola , come dice Isaia, “compie la sua corsa e non ritorna al Padre senza aver compiuto ciò per cui l’ha mandata”.
Allora con umiltà facciamoci prendere per mano e ascoltiamo Mosé che, nelle steppe di Moab parla al suo popolo, nel libro del Deuteronomio , e lo esorta a credere con tutto il cuore alla Legge che Dio ha dato per l’alleanza che ha stabilito con questo piccolo resto di Israele , sfuggito al faraone e che vagabonda nel deserto, in attesa di raggiungere la Terra promessa. Il comandamento è necessario per seguire la strada giusta, dritta , limitata di qua e di là dalle regole, dai divieti, dagli obblighi …ma è sorprendente quello che viene detto anche a noi oggi : la legge di Dio che siamo invitati ad amare con tutto il cuore non è lontana , impraticabile , inafferrabile non è in cielo o nel mare. No , questa parola è molto vicina a noi , è nella bocca e nel cuore perché la possiamo comprendere e osservare! Pensiamo allora al profeta Ezechiele che profetizza quello che compirà Dio nel suo popolo”Vi strapperò il cuore di pietra e vi metterò un cuore di carne” cioè avremo la capacità di ascoltare, comprendere, custodire e mettere in pratica.E questa Parola ci parla già di Gesù, il Verbo che si è fatto carne , che ha preso la nostra umanità nascendo da una mamma e crescendo in mezzo agli uomini in una anonima famiglia di Nazareth.Tutta la legge di Mosé ancora valida per i fratelli ebrei, è stata superata e portata a compimento dalla venuta del Figlio di Dio.
Guardando al Vangelo un dottore della Legge chiede a Gesù “ cosa devo fare per ereditare la vita eterna?” Bello e significativo che venga usato lo stesso verbo “ereditare “ che troviamo nel vecchio testamento , quando Dio promette ad Abramo che “erediterà “una terra e un popolo più numeroso delle stelle del cielo e della sabbia del mare.
Gesù risponde “ Dillo tu cosa dice la Legge. Come leggi?” e sa bene che lui risponderà giustamente.. in queste parole riecheggia la prima lettura “Amerai il Signore con tutto il cuore con tutta l’anima e il prossimo tuo come te stesso”
La rivelazione grande del nostro Dio, rispetto a tutte le altre forma religiose è questo connubio che non si può disgiungere: amare Dio e amare il prossimo…
se manca la reciprocità non siamo dentro il cuore del Padre e la legge dell’amore, perché come possiamo amare un Dio che non si vede se non sappiamo amare i fratelli che si vedono?
E la domanda più intima è chiedere chi è il prossimo, il più vicino …allora Gesù racconta la parabola e poi fa la domanda “ Chi di questi tre ti sembra sia stato il prossimo per quell’uomo ?”
E alla risposta aggiunge “Va’ e anche tu fai così “ e cioè metti in pratica la cura, la compassione, la misericordia che il samaritano ha dimostrato per lo sconosciuto che ha incontrato per strada.
Dei tre lui era il più lontano dalla legge giudaica, infatti i samaritani erano considerati nemici dagli ebrei.Il sacerdote, passando lì per caso , si stava recando forse al tempio e non poteva toccare il sangue altrimenti si sarebbe macchiato di impurità, ecco perché forse vede il ferito ma prosegue . Così anche il levita che si occupava del culto nel tempio non si ferma perché forse non vuole avere conseguenze per la sua mansione .Invece il samaritano fa tutto quello che viene descritto..ma è una parabola cioè un modo narrativo semplice e simbolico per esprimere un concetto , un significato. Appare chiaro anche a noi oggi chi è il prossimo e come non possiamo appartenere alla Chiesa se non ci sentiamo uniti gli uni agli altri , come un unico corpo di cui Gesù è il capo. L’inno cristologico della lettera ai Colossesi è una esaltazione di luce e di grazia per quanto il Padre abbia previsto insieme al Figlio fin dalla creazione del mondo. Il Signore ha dato origine alla vita, alle cose visibili ma anche ai troni e alle dominazioni invisibili, agli uomini e alle schiere degli angeli: tutto è stato fatto per mezzo del Figlio e previsto nel Figlio. Con la sua morte e resurrezione tutto sarà ricomposto nell’amore del Padre. Passato presente e futuro.Nascita , vita, morte e resurrezione.
Con quale meravigliosa e splendente consolazione , dopo aver compreso e gustato la mensa della Parola, ci avviciniamo alla mensa eucaristica che ci illumina , arricchisce e ci dà la forza per superare il nostro egoismo, il riserbo, le nostre paure nei confronti degli altri, il prossimo che porta in sé una scintilla di Dio.