E’ Domenica (12-07-2026) – 15a domenica del tempo ordinario – anno a

COMMENTO AL VANGELO – XV DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

Nella XV domenica del tempo ordinario, la liturgia ci offre dei brani che si concentrano sul tema della Parola di Dio, rappresentata con l’immagine del seme.
Nella prima lettura, Dio, per bocca del profeta Isaia, annuncia quanto sia efficace la sua Parola. Come la pioggia che cade sulla terra la rende rigogliosa, allo stesso modo la Parola ha effetto sul cuore di chi la ascolta, trasformandolo. Il brano del Vangelo secondo Matteo va a completare la prima lettura e, tramite la parabola del seminatore, mette in evidenza come il nostro comportamento vada ad influenzare l’effetto che ha su di noi la Parola. I semi gettati con generosità dal seminatore cadono, infatti, su diversi tipi di terreno con conseguenze differenti. I semi che cadono sulla strada sono mangiati dagli uccelli, ancor prima che possano germogliare. Sono simbolo di un ascolto superficiale della Parola, che non è interiorizzata e che per questo non può agire. I semi che cadono sul terreno sassoso inizialmente sembrano attecchire, ma non avendo radici i germogli sono dopo poco bruciati dal sole. In questo caso, a mancare è la perseveranza dell’ascolto, per cui quando si incontrano le prime difficoltà la fede vacilla, perché non è stata fatta maturare con un ascolto costante della Parola. I semi che cadono fra i rovi germogliano, ma i rovi soffocano i germogli e ne impediscono la crescita, a simboleggiare come l’uomo si lasci spesso distrarre, lasciando che la vita terrena prenda il totale sopravvento su quella spirituale e sull’ascolto della Parola. Infine, una parte dei semi cade sul “terreno buono” e dà frutto. Affinché anche il nostro cuore possa diventare un “terreno buono”, che accoglie la Parola di Dio in maniera efficace, dobbiamo rimuovere tutti quegli ostacoli tramite cui opponiamo resistenza e non permettiamo alla Parola di agire in noi.

AVVISI

Martedì 14 – a Massarosa in canonica alle 21 incontro sulla parola di Dio della domenica.
Giovedì 16 – alle 21 nelle sale parrocchiali di Quiesa incontro sulla parola di Dio della domenica.
Alle 21,30 nell’orto della parrocchia di Massarosa proiezione del film ‘genitori quasi perfetti’.
Venerdì 17 – alle 21 a Pieve a Elici, primo appuntamento della XIX edizione di Ritrovare la Bellezza

2026 12 luglio – clicca sopra per leggere il foglietto della domenica in formato pdf

One Reply to “E’ Domenica (12-07-2026) – 15a domenica del tempo ordinario – anno a”

  1. Mary Coppolecchia

    XV Domenica t.o. Anno A

    Le letture di questa domenica sovrabbondano di informazioni e messaggi che ci fanno conoscere con gradualità ma con fermezza, con quale atteggiamento del cuore dobbiamo accogliere l’annuncio di Gesù e come Gesù ci parla in modo comprensibile ma anche velato dei misteri di Dio.

    La prima lettura , Isaia 55, è ben conosciuta perché ricorre sovente durante l’anno liturgico, nel Battesimo di Gesù, nella Veglia pasquale e in questa XV domenica dell’anno A. Il testo breve ma intenso annuncia la gratuità della salvezza e la potenza della Parola di Dio.Il profeta tratta un aspetto naturale e agricolo per far capire come agisce la Parola uscita dalla bocca di Dio.Infatti il paragone tra la pioggia, la neve e la Parola porta allo stesso risultato : entrambi servono per far germogliare ,rispettivamente, frutti della terra e frutti dell’anima .In particolare la Parola che compie la sua corsa e ritorna al Padre dopo aver operato ciò per cui è stata mandata, trova ampio sviluppo nel Vangelo, nel seme che viene accolto nel terreno buono e produce il trenta, il sessanta , il cento.

    La lettura continuata del capitolo 8 della lettera ai Romani oggi estende la promessa di resurrezione a tutto il creato. Il mondo e l’uomo sono uniti da una solidarietà ancestrale perché usciti dal soffio vitale di Dio, ma sono sottoposti al non senso, al degrado provocato dal peccato, cioè da Colui che li ha voluti sottoporre a questo stato di sofferenza, prevaricazione , violenza : l’uomo uccide il proprio fratello, gli animali sono predatori e il più piccolo soccombe al più forte.Si parla del Maligno, l’angelo ribelle che si è allontanato per sempre da Dio, portando con sé il male che si nasconde nelle pieghe dell’umanità e nell’animo dell’uomo.
    Ora Paolo annuncia che se la promessa di salvezza è rivolta agli uomini , in forza della stessa solidarietà anche la creazione è in attesa di essere liberata, per partecipare alla gloria dei figli di Dio.
    Così , in questo tempo di attesa , siamo tutti responsabili -come diceva Papa Francesco- degli equilibri biologici e naturali che dipendono dagli uomini e dallo sviluppo della civiltà , quando non vengono rispettati i rapporti tra risorse, energie e consumo e la creazione subisce ancora di più ferite insanabili.

    Il Vangelo di Matteo in questo capitolo raccoglie il terzo discorso programmatico di Gesù : è la giornata delle “ parabole” , come indica chiaramente negli ultimi versetti” …Quando Gesù ebbe terminato queste parabole se ne andò di là “( v.53)
    Il Vangelo inizia con la parabola del seminatore che è riportata , con alcune varianti, in tutti e tre i sinottici ( i Vangeli di Matteo, Marco e Luca messi a confronto).
    La parabola è uno dei mezzi espressivi più usati da Gesù per esporre ai contemporanei il suo insegnamento.
    Nella cultura orientale la parabola nasce dal bisogno di “ vedere”in immagini una verità che la rendono più viva, immediata e perciò più accessibile ; al tempo stesso però la parabola può essere costituita anche da un linguaggio enigmatico, che quasi nasconde la verità per stimolare la curiosità degli uditori e per indurli alla ricerca del significato profondo dell’insegnamento che si vuol dare . L’uno e l’altro aspetto sono presenti nelle parabole di Gesù.Egli deve parlare del mistero del Regno dei cieli e della sua persona -proclamandosi Figlio di Dio- ad un pubblico di uditori che certo non è preparato ed è pregiudiziale : i dottori della Legge perché induriti nelle loro ideologie farisaiche, la povera gente perché annichilita dal potere della religione e dei Romani.
    Gesù deve adattarsi alla ricettività del popolo a cui si rivolge e utilizza la parabola come una metodologia didattica per proporre una prima verità, costringere a riflettere e infine spingere i più disposti a chiedere ulteriori spiegazioni.
    Le parabole del Regno hanno soprattutto uno scopo teologico:esse devono nascondere il mistero agli occhi di chi è mal disposto . Gesù fa riferimento al profeta Isaia che purtroppo ha vissuto l’amara esperienza di incredulità , di ostinata durezza del popolo eletto “ ascolterete ma non comprenderete, guarderete ma non vedrete “…È la disposizione del cuore che conta perché un cuore insensibile, indurito impedisce di percepire ed intendere il vero valore dell’annuncio di Dio e di Gesù.Quando si avvicinano i discepoli perché vogliono capire il significato che si nasconde dietro la parabola, Gesù risponde con parole lapidarie: “a voi è dato conoscere i misteri del Regno a loro no …. Perciò a chi ha ,sarà dato a chi non ha, sarà tolto anche quello che ha”… queste affermazioni di Gesù sembra vogliano far intendere che c’è una predestinazione nella salvezza..voi sì loro no…cerchiamo di capire bene qual è il messaggio di Gesù… tutti gli uomini non sono immuni da colpe e da ricadute ma Lui vuole mettere in risalto la responsabilità degli uomini ad accettare o rifiutare di comprendere i misteri del Regno..davanti a Dio nessuno è senza peccato ma non è questa la misura che ci esclude dalla salvezza ..È un Dio misterioso , che si svela “a chi ha “le disposizioni necessarie ( docilità, accoglienza, generosità, semplicità ) e si nasconde a chi, come i farisei, ne è sprovvisto , chiuso nelle proprie certezze …
    La spiegazione che Gesù dà della parabola si capisce bene, ed è in relazione con la prima lettura : il pessimismo iniziale della parola che non attecchisce ,cede il posto ad una sorte rosea, insperata, della predicazione evangelica , quando il seme porta frutto perché cade nel terreno buono.
    Come ha detto il profeta Isaia” ogni parola uscita dalla mia bocca non ritornerà a me senza aver compiuto ciò per cui l’ho mandata”.
    E l’esempio più chiaro è Gesù, il Verbo di Dio, che è tornato al Padre dopo aver compiuto sulla terra ciò per cui è stato mandato : vincere il peccato, vincere la morte e aprire a tutti il Regno dei cieli.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Archivi

Categorie

Visite

Visite 1.214

Giorni nell'intervallo 28

Media visite giornaliere 43

Da una qualsiasi SERP 570

IP unici 367

Ultimi 30 minuti 1

Oggi 0

Ieri 0