E’ Domenica (1-02-2026) – 4a domenica del tempo ordinario – anno a

COMMENTO AL VANGELO –IV DOMENCA DEL TEMPO ORDINARIO

Nella IV Domenica del Tempo Ordinario, la liturgia ci propone come brano del Vangelo quello delle beatitudini, narrato dall’evangelista Matteo.
I nove “Beati” che si susseguono nel discorso fatto da Gesù ai suoi discepoli tracciano per noi un cammino da seguire. I comportamenti che vengono enunciati sono un invito che il Signore ci fa per poter progredire nel nostro percorso di fede e maturare come cristiani. Come ci ricorda la parabola dei talenti, infatti, è buona cosa mettere a frutto i doni che il Signore ci ha dato e cercare di migliorarsi, per poter restituire al Signore più di quanto ci ha dato. La via che ci viene presentata con le beatitudini è, quindi, un incoraggiamento a non distogliere lo sguardo dalla meta che ci attende, di cui dobbiamo rallegrarci ed esultare, poiché si tratta di una grande ricompensa.
La prima beatitudine è quella dei “poveri in spirito”. Non si tratta soltanto di una povertà materiale, bensì di un distacco spirituale dalle cose del mondo. Si tratta, quindi, di orientare la nostra vita secondo una scelta ben precisa, che mira alla sequela di Cristo. Ecco quindi che essere poveri in spirito si può esplicare in molti modi, che trovano l’occasione di concretizzarsi quotidianamente. Dall’umiltà con cui ci poniamo di fronte a Dio e al prossimo, alla testimonianza che possiamo dare della nostra fede anche solo con un gesto: tutto questo può essere “povertà in spirito”, cioè dimostrazione di come la nostra vita abbia un’impronta ben definita, che è quella della fede. La povertà in spirito ci sprona anche a mettere da parte orgoglio ed egoismo, che sono pesanti zavorre per il nostro cuore e ci impediscono di vedere come la nostra vita possa diventare, se lavoriamo su di essa come ci indicano le beatitudini, un capolavoro.

AVVISI
Lunedì 2 – a Bozzano alle 21 Pro Loco
Martedì 3 -alle 21 in canonica incontro sulla Parola di Dio della domenica.
A Quiesa alle 21 assemblea sui lavori della chiesa.
Mercoledì 4 – a Bozzano alle 17 Oratorio del mercoledì.
A Massarosa alle 21 riunione dei Catechisti delle medie.
Giovedì 5 – Alle 21 nelle sale parrocchiali di Quiesa incontro sulla Parola di Dio della Domenica.
Venerdì 6 – alle 21 a Massarosa incontro gruppo Fidanzati.

Al mercatino del centro ti ascolto raccogliamo coperte e sacchi a pelo per i senzatetto. Siamo aperti il lunedì e il venerdì delle 16 alle 18. Grazie.

Il centro ‘ti ascolto’ ha necessità di latte, pasta, passata di pomodoro, marmellata. Grazie.

Si pregano coloro che possono di Inviare quanto prima articoli e foto per il giornalino di Pasqua.

Sintesi di un articolo di Carlo Parenti ·, estratto dal sito ‘il Mantello della giustizia’
Questa immagine l’ho usata per mandare a tutti i miei contatti gli auguri di Buon Natale unitamente alle parole di fratel Arturo Paoli:
“Estrema fragilità, estrema povertà nella quale Dio si manifesta a noi, si avvicina a noi, si fa prossimo alla nostra vita. Dio si manifesta in un Bambino: incapace di parlare, di alzarsi, di agire con autonomia. Ma quel Bambino ci rivela un grande messaggio: la violenza, la prepotenza, la forza non si possono vincere con altrettanta violenza, o prepotenza, o forza, ma soltanto con l’umiltà, con il silenzio, con l’impotenza. Nel Bambino di Betlemme il progetto di opporsi alla violenza con l’amore, è perfettamente visibile, è perfettamente presente”
Una signora sola (Paola) mi ha risposto, a differenza di tutti gli altri , con un messaggio ‘teologico’:
“Mi permetto di aggiungere una citazione anche io di Bonhoeffer: «Alla luce della mangiatoia che cosa è alto e che cosa è basso nella vita umana? Abbiamo lo stesso criterio del Signore nel formulare un giudizio in merito? Ognuno di noi vive con persone che diciamo altolocate e con persone che diciamo di basso rango. Ognuno di noi ha sempre qualcuno che sta più in basso di lui. Ci aiuterà questo Natale a imparare ancora una volta a cambiare radicalmente idea su questo punto, a cambiare mentalità e a sapere che la nostra via, nella misura in cui deve essere una via verso Dio, non ci conduce verso l’alto, bensì in maniera molto reale verso il basso, verso i piccoli.”»
In queste due citazioni trovo che è racchiuso il messaggio pastorale almeno degli ultimi papi, che hanno sempre più insistito sull’incontro autentico con Gesù e sugli ultimi (gli scarti). Con le loro Encicliche, discorsi, omelie e soprattutto con l’attrazione mediante l’esempio e la coerenza (e non con proselitismo, imposizioni e pressioni).
L’insegnamento di Papa Leone XIV, sin dal primo giorno di pontificato, è una monumentale sinfonia sulla PACE
È una pace “disarmata e disarmante”, una pace “umile e perseverante”, quella che Papa Leone implora per questo mondo in cui” trattiamo la pace come un ideale lontano e finiamo per non considerare scandaloso che la si possa negare e che persino si faccia la guerra per raggiungere la pace”. E in cui “si arriva a considerare una colpa” il fatto che non ci si prepari abbastanza “a reagire agli attacchi” e “a rispondere alle violenze”.  È una logica “contrappositiva” che va “molto al di là del principio di legittima difesa” e sul piano politico alimenta la “destabilizzazione planetaria” che va assumendo ogni giorno maggiore drammaticità e imprevedibilità. Un mondo i cui “le spese militari sono aumentate del 9,4% rispetto all’anno precedente, confermando la tendenza ininterrotta da dieci anni e raggiungendo la cifra più alta di sempre di 2.718 miliardi di dollari, ovvero il 2,5% del PIL mondiale”, “Non a caso, i ripetuti appelli a incrementare le spese militari e le scelte che ne conseguono sono presentati da molti governanti con la giustificazione della pericolosità altrui. Infatti, la forza dissuasiva della potenza, e, in particolare, la deterrenza nucleare, incarnano l’irrazionalità di un rapporto tra popoli basato non sul diritto, sulla giustizia e sulla fiducia, ma sulla paura e sul dominio della forza”.  Siamo in un mondo in cui “si benedice il nazionalismo” e si giustifica “religiosamente la violenza e la lotta armata”.

2026 1 febbraio – clicca sopra per leggere il foglietto della domenica in formato pdf

 

One Reply to “E’ Domenica (1-02-2026) – 4a domenica del tempo ordinario – anno a”

  1. Mary Coppolecchia

    IV Domenica t.o. Anno A

    Dopo la chiamata dei primi apostoli nella domenica scorsa, la chiesa ci propone oggi le letture che ci fanno capire lo spessore dell’annuncio del Signore Gesù che si presenta subito come Colui che viene a completare la Legge e l’antica alleanza portando un vento nuovo .

    Come spesso accade, nella prima lettura troviamo riferimenti legati al Vangelo soprattutto nella figura di un popolo che è povero in spirito e umile .
    Il profeta Sofonia scrive i suoi oracoli nel VI secolo avanti Cristo. Il popolo di Israele si trova al centro di contese tra vari re che dal nord al sud della Palestina dichiarano guerra per estendere i loro domini : così gli Egiziani, così i Babilonesi e gli Assiri.
    Il profeta in questo periodo di grandi lotte e saccheggi parla di un giudizio di Dio che si abbatte sul popolo ed è un giudizio talmente spietato che questi versi hanno poi ispirato il “ Dies irae ” a musicisti come Mozart e Verdi.
    Ma subito dopo il giudizio il profeta annuncia con giubilo la salvezza che è riservata al popolo che è rimasto fedele, che trova rifugio nel suo Dio perché cerca la giustizia, la verità, l’umiltà e per questo sarà salvato.
    Nello stesso Israele tutti i corrotti, gli impenitenti e coloro che si affidavano ad altri dei sono stati allontanati , dunque il profeta si rivolge al “resto di Israele” ad un popolo umile e povero , a coloro che non commetteranno più iniquità e potranno stare sereni e sicuri perché sostenuti e protetti dal Signore.
    Molti secoli dopo Sofonia l’annuncio di questa salvezza riservata al resto di Israele sarà portata a compimento dalla nascita di Gesù e sarà rivolta a tutti i popoli e a tutte le genti, non più solo a Israele.

    Nella seconda lettura San Paolo ci istruisce sulla novità che il Messia è venuto a portare nel nome del Padre suo. La novità consiste in un ribaltamento delle categorie che gli uomini si sono costruite in ogni tempo e che riguardano il potere, l’intelligenza, la supremazia, la forza…Rivolgendosi alla comunità di Corinto Paolo invita i suoi amati fratelli a considerare che la chiamata del Signore, cioè la predicazione e poi la conversione e la sequela non dipendono dal grado di intelligenza, di prestigio, di conoscenza e di sapienza.
    Ciascuno viene chiamato e amato dal Signore esattamente nello stato in cui si trova.
    Anzi, San Paolo sottolinea che il Signore Gesù non è venuto come un Messia forte, influente, capace di vincere i poteri amministrativi ed economici dei governatori romani e dell’impero, come gli israeliti si aspettavano.
    Non è venuto a restituire l’indipendenza ad un popolo che per millenni era stato sottomesso e sconfitto .
    Questo rabbi ebreo è venuto con umiltà tra i pescatori, tra gli emarginati, i malati, a parlare di un regno che non è di questo mondo. Infatti quello che è considerato stolto, sciocco per il mondo Dio lo ha usato per confondere i sapienti, ciò che è debolezza, fragilità per confondere i potenti, ciò che è ignobile e disprezzato per dare gloria e merito a Dio.
    In ciascuna di queste peculiarità umane possiamo trovare affinità con alcuni momento della vita di Gesù.Egli infatti ha predicato per tre anni annunciando il regno di Dio, compiendo miracoli ma proprio i sapienti, gli scribi e i dottori della legge non hanno saputo riconoscere in lui il Messia.
    La debolezza e l’umiltà che Gesù ha dimostrato davanti a Pilato e a Erode li ha confusi: costui non poteva essere il re dei giudei , bastonato , flagellato e così ridotto .
    Ma soprattutto la beffa più grande , la sua morte in croce ,doveva confondere il principe del male, il menzognero, colui che tutto si aspettava meno che il Cristo, l’unto del Signore, potesse redimere il mondo morendo sul legno della croce . È attraverso la croce che si è manifestata la Gloria di Dio e la sconfitta di satana.
    Allora il Signore Gesù proprio con la sua umiltà, con la sua obbedienza al Padre , con il suo totale abbandono ci insegna a fare ogni cosa non per nostro vanto ma per dare gloria e onore al nostro Dio.

    Nel Vangelo di Matteo Gesù, dopo la chiamata dei primi discepoli, comincia a predicare in tutta la Galilea e a guarire i malati tanto che venivano a lui dalla Siria e dai territori della Decapoli, quelle dieci comunità che si estendevano ad est del Giordano e comprendevano centri di commercio e di cultura greca.
    Nel brano che oggi viene proclamato come “discorso della montagna” Gesù comincia a farci conoscere i contenuti della sua predicazione.
    È un messaggio nuovo che supera i precetti della legge mosaica: non più solo divieti e prescrizioni dei dieci comandamenti consegnati sul Sinai ma una serie di benedizioni a quanti si riconoscono e si sforzano di appartenere a queste categorie.
    Innanzi tutto le prime tre beatitudini riguardano uomini poveri , sventurati, afflitti che proprio perché sono nella condizione di essere mancanti di tutto sono felici di poter entrare nel regno.Qui troviamo la stessa espressione di Sofonia, un popolo povero con una sfumatura morale perché non commette iniquità e Matteo aggiunge “ poveri nello spirito”, che non hanno niente e come bambini si affidano alla ricchezza di Dio.
    Le beatitudini successive riguardano gli aspetti etici e sociali della vita: i misericordiosi, quelli che hanno fame e sete di giustizia, i puri di cuore, gli operatori di pace.
    Gesù ci sta dicendo che dobbiamo sforzarci per seguirlo, ci chiede di cambiare la nostra vita e se riusciamo anche solo a fare nostra una beatitudine saremo chiamati beati dal Padre e ,alla fine dei giorni, come nella parabola , Gesù ci dirà : “venite benedetti del Padre mio, riceverete in eredità il regno preparato per voi…”

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