Commento al Vangelo della 5a domenica di Quaresima anno c

Riporto il commento del Vangelo che seguiamo all’incontro della Parola di Dio del martedì sera. Chi vi partecipa ha pure la possibilità di ascoltare i vari commenti che vengono fatti e che arricchiscono i presenti e ricevere il testo in cartaceo per la lettura a casa. A chi legge nel sito, la possibilità di commentare da casa il testo. Mi scuso ancora per la lunghezza, ma credo che in Quaresima, fare un po’ più di ascolto e meditazione della Parola di Dio, ci arricchisca tutti. 

V DOMENICA DI QUARESIMA anno c

Vangelo (Gv 8,1-11)
Gesù si avviò allora verso il monte degli Ulivi. Ma all’alba si recò di nuovo nel tempio e tutto il popolo andava da lui ed egli, sedutosi, li ammaestrava.
Allora gli scribi e i farisei gli conducono una donna sorpresa in adulterio e, postala nel mezzo, gli dicono: “Maestro, questa donna è stata sorpresa in flagrante adulterio. Ora Mosè, nella Legge, ci ha comandato di lapidare donne come questa. Tu che ne dici?”. Questo dicevano per metterlo alla prova e per avere di che accusarlo.
Ma Gesù, chinatosi, si mise a scrivere col dito per terra. E siccome insistevano nell’interrogarlo, alzò il capo e disse loro: “Chi di voi è senza peccato, scagli per primo la pietra contro di lei”. E chinatosi di nuovo, scriveva per terra. Ma quelli, udito ciò, se ne andarono uno per uno, cominciando dai più anziani fino agli ultimi. Rimase solo Gesù con la donna là in mezzo. Alzatosi allora Gesù le disse: “Donna, dove sono? Nessuno ti ha condannata?”. Ed essa rispose: “Nessuno, Signore”. E Gesù le disse: “Neanch’io ti condanno; va’ e d’ora in poi non peccare più”.

Se leggendo un libro ci capitasse di trovare che una pagina è stata strappata, penseremmo probabilmente che il racconto doveva contenere dettagli sconvenienti e che una mano pia, per prevenire i turbamenti di qualche lettore meno maturo, ha asportato il testo incriminato.
Bene, nei primi secoli della Chiesa, quando vennero trascritti i libri del Nuovo Testamento, da quasi tutte le copie della Bibbia fu tolta la pagina del Vangelo di oggi.
Deve averla composta Luca (il tema, lo stile, il linguaggio sono i suoi) e il suo posto naturale è alla fine del capitolo 21. È lì, infatti, che viene collocata da un gruppo importante di manoscritti antichi. Certamente non è di Giovanni e non si sa bene come abbia fatto a entrare nel capitolo ottavo del quarto Vangelo. Forse perché, dopo qualche versetto, si trova la frase di Gesù: Io non giudico nessuno (Gv 8,15). In ogni modo è chiaro che questo testo ha avuto una storia piuttosto travagliata.
La ragione? Sant’Agostino dava la sua, un po’ sbrigativa e scontata: “Alcuni fedeli di poca fede, o meglio, nemici della vera fede, temevano probabilmente che l’accoglienza del Signore per la peccatrice desse la patente di immunità alle loro donne”. Detto in parole povere: i mariti, i genitori, i responsabili delle comunità devono aver pensato che la frase di Gesù io non ti condanno poteva essere fraintesa e allora… meglio ignorare il racconto.
Il motivo vero del sospetto per questo episodio però è forse un altro: la prassi penitenziale che si era instaurata nei primi secoli della Chiesa. Con l’aumento del numero dei cristiani, nei primi secoli era decaduta la qualità e si era introdotto un certo lassismo che portava a giustificare ogni comportamento e faceva ritenere tutto lecito. Come reazione si era diffusa la convinzione che, nei confronti di chi peccava gravemente, la chiesa poteva intervenire concedendo il perdono, sì, ma una sola volta in vita. Ai recidivi non rimaneva che attendere il severo giudizio di Dio. Chiaro che i rigoristi preferivano mettere da parte, non dare rilievo all’episodio dell’adultera.
Chi invece propugnava un atteggiamento più mite e comprensivo si richiamava volentieri a questo racconto. Nelle Costituzioni apostoliche – un importante libro del IV secolo – si raccomanda al vescovo di imitare, nei confronti dei peccatori, ciò che ha fatto Gesù “con quella donna che aveva peccato e che gli anziani gli avevano posto innanzi”.
Guardato con un certo sospetto o con simpatia, il brano è comunque rimasto ed allora si è reso necessario escogitare una spiegazione per la frase incriminata che qualcuno avrebbe preferito che Gesù non si fosse lasciato sfuggire: Io non ti condanno. Si è cominciato col dire: vedete come è buono il Signore? La donna doveva essere lapidata, ma, siccome era più che pentita, egli prima l’ha difesa e poi l’ha perdonata.
Ma se così fosse, perché il fatto avrebbe suscitato tante obiezioni al punto da tentare addirittura di cancellarlo dal Vangelo? Che ci sarebbe di strano se Gesù avesse perdonato a una peccatrice pentita?
È proprio qui che sta il nodo del problema: non c’è assolutamente nulla che faccia supporre che la donna fosse pentita.
Non confondiamola con la peccatrice di cui ci parla Luca in un’altra parte del suo Vangelo. Quella sì che era pentita: pianse, unse i piedi di Gesù e li asciugò con i suoi capelli (Lc 7,36-50). Ma l’adultera del Vangelo di oggi non ha fatto nulla di tutto questo. È stata colta in flagrante, è stata afferrata, minacciata, forse picchiata, poi è stata scaraventata davanti a Gesù. Nient’altro. Certo, doveva essere sconvolta, spaventata, piena di vergogna; ma supporre che, in quelle condizioni, abbia pensato ad un “atto di dolore perfetto” è pura fantasia! Perché preoccuparsi di scusare Gesù? Egli non ha bisogno delle nostre giustificazioni. Ci sorprende? Ci sconvolge? Bene. Si può anche non essere d’accordo con il suo comportamento, ma non si può negare, modificare, minimizzare la portata del fatto. Vediamo di capirlo.
Una donna viene sorpresa… mentre non sta recitando il rosario! È strano che non sia stato agguantato anche il socio. È la solita storia: l’aggressività, la violenza, le passioni si sfogano sempre sui più deboli; i forti riescono sempre in qualche modo a sfuggire e a farla franca.
La legge puniva l’adulterio con la morte (Lv 20,10). In pratica però i giudici non erano severi, chiudevano sempre un occhio e non condannavano mai alla pena capitale. Del resto, quando nella Bibbia viene comminata questa pena, non se ne intende la reale esecuzione, si sottolinea solo la gravità del crimine. Basti pensare che è prevista anche per chi percuote il proprio padre (Es 21,15).
Non sappiamo chi fossero i componenti della buon costume di Gerusalemme, ma una cosa è certa: allora, come oggi, c’erano persone ossessionate dal fatto che altri commettessero peccati sessuali. Come si spiega questo fanatismo nella difesa della pubblica decenza? Sono davvero innocenti e puri questi moralizzatori? Perché godono nel mettere in pubblico i peccati altrui? Forse si tratta di gente che vorrebbe fare le stesse
cose, ma, non potendolo, si accanisce contro chi le fa. Qualcuno di questo gruppo di vigilanza morale deve aver fatto la proposta: e se conducessimo questa p… (peccatrice!) dal maestro galileo? Sì, da quel tale che sta sempre dalla parte di questi corrotti? Non avrà certo il coraggio di difenderla! Vedrete come sarà imbarazzato quando sarà costretto a pronunciarsi contro “i suoi amici” (Mt 11,19)!
Lo trovano seduto nel piazzale del tempio, circondato da molta gente che lo ascolta con attenzione. Trascinano la donna nel mezzo, “in piedi, di fronte a tutti” e, con un sorriso pieno di sottintesi, gli chiedono: “Maestro, la legge ordina di lapidare le donne come questa. Tu che ne dici?”. Gesù non risponde. Si china e comincia a scrivere per terra. Cosa scrive? L’opinione – che si è diffusa a partire da san Gerolamo – che egli abbia scritto i peccati degli accusatori non ha senso e nessuno più la sostiene. È molto documentata invece l’usanza fra i popoli semiti di scarabocchiare per terra mentre si sta pensando oppure si vuole scaricare la tensione o controllare l’irritazione di fronte a chi pone domande assurde o provocatorie.
Gesù potrebbe togliersi d’impiccio in modo molto semplice: invitando gli accusatori a rivolgersi ai giudici legittimi. Il tribunale del sinedrio dista non più di un centinaio di metri. Ma questo significherebbe abbandonare quella donna che i “difensori della pubblica moralità” considerano ormai un trofeo, una preda. Per questo alza il capo e dice: “Chi di voi è senza peccato scagli per primo la pietra contro di lei”. Poi si china di nuovo e continua a tracciare linee per terra.
A quel punto i presenti cominciano a non sentirsi più a loro agio: sono stati smascherati, è stata messa a nudo la loro ipocrisia. Abbassano gli occhi e, cercando di assumere un atteggiamento disinvolto, per nascondere l’imbarazzo e la vergogna, si allontanano, cominciando dai più vecchi, dai “presbiteri” – dice il testo greco. Non rimangono che Gesù e la donna, da soli. Consideriamo bene la posizione dei due.
La donna era stata collocata in piedi, come avveniva con gli accusati durante i processi (v.3) e Gesù era seduto (v.2). Durante tutto il dialogo la posizione non cambia: Gesù si china (v.6), alza il capo (v.7) e si china di nuovo (v.8), ma rimane sempre seduto e la donna in piedi, “là in mezzo” (v.9).
Al versetto 10 il nostro testo dice: “Alzatosi allora Gesù”, dando l’idea che, per pronunciare la sentenza, egli si è levato in piedi. Non è così. Il verbo usato è lo stesso che al v.7 è stato tradotto con “alzò il capo”. Gesù è rimasto dov’era, in basso, nella posizione del servo, non del giudice che guarda dall’alto chi ha sbagliato. Ha solo alzato il capo per comunicare alla donna, con la dolcezza del suo sguardo, la tenerezza di Dio che non condanna mai nessuno. Se ne sono andati tutti – dice il testo – dunque, assieme agli accusatori, se n’è andata anche la folla e anche i discepoli. Solo Gesù è rimasto per pronunciare la sua sorprendente sentenza: nessuna condanna. Il Vangelo sottolinea che i primi ad allontanarsi sono stati i più vecchi. Forse sono proprio le persone più mature della comunità che sono invitate a fare un esame di coscienza. Spesso sono proprio loro che si dilettano a “scagliare le pietre” con pettegolezzi e diffamazioni.
Se Gesù non giudica e non condanna, allora significa che il peccato è una cosa da poco? Comportarsi bene o male fa lo stesso?
No! Il peccato è un male molto grave perché distrugge la vita di chi lo commette. Gesù non dice alla donna: “Va’ in pace, hai fatto benissimo a tradire tuo marito, continua così!”; le dice: “Smetti di farti del male, non ripetere l’errore di rovinarti l’esistenza per un momento di piacere”.
Nessuno odia il peccato quanto Gesù, perché nessuno ama l’uomo più di lui. Tuttavia non condanna chi sbaglia (e a nessuno permette di lanciare pietre) per non aggiungere altro male a quello che il peccatore si è già fatto. Forse egli non condanna ora, ma un giorno giudicherà e punirà i suoi figli che hanno commesso il male? Prestiamo attenzione. Gesù non dice alla peccatrice: “Per questa volta non ti condanno”. Questo sarebbe andato bene anche ai rigoristi dei primi secoli. Dice: “Non ti condanno”, né oggi, né domani, né mai.
Questa pagina del Vangelo oggi non disturba meno di ieri. Non lascia tranquilli coloro che continuano ad arrogarsi il diritto, dal fortino inattaccabile del loro perbenismo, di scagliare pietre non più con le mani, ma diffamando, isolando, pronunciando giudizi severi, alimentando diffidenze, diffondendo pettegolezzi. Gesù non tollera che qualcuno scagli queste pietre dolorose e crudeli contro chi si regge a stento, piegato sotto il peso dei propri errori.

One Reply to “Commento al Vangelo della 5a domenica di Quaresima anno c”

  1. Riccardo

    Parafrasando il famoso detto “Strada buona non fu mai lunga”, quando un commento riesce a caturare la tua attenzione dalla prima all’ultima parola per la forza e la positività delle argomentazioni…beh… se é lungo non importa. Anzi, in certi casi – e questo è uno di questi – la sinteticità diventa un limite che può rendere sibillino il messaggio che si vuole veicolare.
    Invece padre Armellini, con una prosa spigliata, piena di brio e perfino spiritosa in certi punti, riesce a calarsi nell’anima dei personaggi della lettura e nel contesto dei tempi e del modo di pensare, con una prosa e un ritmo che sembra di leggere la sceneggiatura di fiction , fiction di ottimo livello però.
    Secondo me dal brano del vangelo e dal commento emergono due messaggi, il primo é che Gesù é tra noi per combattere e neutralizzare il peccato ma non i peccatori ; questo perchè, conoscendo la nostra natura umana ove la debolezza può essere sempre in agguato, sa bene che un momento di incertezza, di disattenzione o di confusione può portarci a peccare.
    Ma vuole farci sapere che l’Amore Suo e del Padre é talmente immenso che non può non perdonarci , dobbiamo sapere che dopo aver compreso che abbiamo peccato, se il nostro perntimento e sincero e ancora più sincero il desiderio di provare a essere meno deboli per il futuro, verremo lavati con issopo e torneremo più puri della neve, come recita il Salmo 50.
    Il secondo messaggio, rivolto ai moralisti di facciata ( i sepolcri imbiancati) ed a coloro che si autonominano guardiani, giudici e difensori della pubblica virtù (virtù che propinano al popolo sulla base delle sole loro idee e convenienze), é che non si può giudicare e condannare e magari fare per primi il male di nascosto (il famoso “predicare bene e razzolare male” dei nostri nonni e bisnonni) .
    E’ un concetto che il Signore ha già esternato una volta quando ha affermato di non giudicare e condannare se non vogliamo esserlo anche noi a nostra volta ma che é bene ripetere, per evitare che un uso manicheo e di comodo della Legge servano solo a colpire, emarginare e criminalizzare certe persone ritenute diverse da noi, solo perchè hanno punti di vista e opinioni che possono venire subdolamente manipolati e presentati come nemici della morale della cosiddetta “gente per bene”.
    Il che mi fa venire in mente le parole di quella indimenticabile canzone di F. De Andrè quando afferma “…si sa che la gente da buoni consigli/ sentendosi come gesù nel tempio/ si sa che la gente da buoni consigli/ se non può più dare il cattivo esempio….”
    Buonadomenica a tutti

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